Le cineprese a colori funzionano in modo simile a quelle in bianco e nero, ma con una differenza fondamentale: invece di registrare soltanto l’intensità della luce, registrano anche le informazioni sui colori scomponendo la luce nelle sue componenti principali, cioè rosso, verde e blu.
Nelle cineprese a pellicola, la pellicola a colori è composta da più strati sovrapposti, ognuno sensibile a una diversa componente della luce. Quando la luce entra nell’obiettivo, attraversa questi strati e ognuno reagisce chimicamente in modo diverso a seconda del colore ricevuto. Durante lo sviluppo, al posto dell’argento visibile tipico del bianco e nero, si formano coloranti (ciano, magenta e giallo) che, combinati tra loro, ricostruiscono i colori originali della scena. Film celebri come Via col vento sono stati realizzati con sistemi a colori che sfruttavano questo principio, anche se con tecnologie più complesse rispetto a quelle moderne.
Nelle videocamere digitali, invece, il sensore è composto da milioni di pixel che registrano la luce. Sopra il sensore viene applicato un filtro colore (spesso chiamato filtro Bayer) che assegna a ogni pixel la sensibilità prevalente a rosso, verde o blu. Il processore della camera poi combina le informazioni raccolte dai pixel vicini per ricostruire l’immagine completa a colori. In sostanza, ogni punto dell’immagine finale nasce dalla combinazione delle tre componenti luminose.
Quindi, mentre una cinepresa in bianco e nero registra solo “quanto” è luminosa una scena, una cinepresa a colori registra sia quanto è luminosa sia “di che colore” è quella luce.
